L'Italia tra mutamenti e crisi 15.1 Nel 1876 la guida del governo venne affidata ad Agostino Depretis, leader della Sinistra. Le principali riforme attuate in quegli anni furono: - La legge Coppino (1877), che alzò l'obbligo scolastico fino a 9 anni; - L'abolizione della tassa sul macinato (1884); - La riforma elettorale, che, con l'abbassamento del limite d'età e del livello di censo necessari a votare, triplicò il corpo elettorale. L'allargamento del suffragio, per quanto modesto, favorì il rafforzamento delle forze radicali e socialiste. A ciò Depretis rispose promuovendo una convergenza con le forze moderate della Destra (politica del trasformismo). Si ebbero maggioranze variabili e instabili, fondate su accordi personali, scambi di voti e interessi clientelari. 15.2 La grande crisi agricola che aveva investito l'Europa cominciò a farsi sentire dalla metà degli anni Settanta anche in Italia. I governi della Sinistra reagirono introducendo i dazi sulle importazioni, anche per favorire lo sviluppo industriale del paese, che venne sostenuto inoltre da esenzioni fiscali, stanziamenti a fondo perduto e commesse pubbliche. Il protezionismo agevolò i grandi gruppi industriali del Nord e la coltura cerealicola dei latifondisti del Sud, ma colpì le aziende che si dedicavano a colture specializzate destinate all'esportazione: la Francia infatti reagì aumentando i dazi sulle merci italiane e molte aziende fallirono. La difficile situazione economica provocò una grande emigrazione verso Argentina, Brasile e Stati Uniti. Il malcontento diffuso favorì la penetrazione, anche in Italia, del sindacalismo e del socialismo. Una certa diffusione ebbero anche le idee anarchiche. Nacquero in quegli anni il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, il Partito operaio italiano, le Federazioni di mestiere e le Camere del lavoro. Queste associazioni trovarono poi un punto di riferimento politico nel Partito socialista italiano, fondato nel 1892 da Filippo Turati. Il PSI, che fu il primo grande partito moderno italiano, pur non rinunciando all'orizzonte rivoluzionario, intendeva rompere con la tradizione anarchica e insurrezionalista e partecipare alle elezioni, affiancando alla lotta politica quella sindacale. 15.3 Nel 1882 l'Italia si avvicinò alla Germania entrando a far parte, insieme all'Austria-Ungheria, della Triplice Alleanza. In quegli anni, inoltre, per ragioni di prestigio e potenza nazionale l'Italia decise di intraprendere una politica coloniale, che si indirizzò verso l'Africa orientale, sulle coste del mar Rosso, reso più facilmente raggiungibile dall'apertura del Canale di Suez. Le spedizioni partirono dalla baia di Assab. Nel 1885 fu occupato il porto di Massaua e da lì l'esercito italiano tentò la conquista dei vasti territori interni dell'Etiopia. Ma questa avanzata incontrò un'accesa resistenza e nel gennaio 1887 una colonna dell'esercito italiano fu massacrata a Dogali. 15.4 Nel 1887, alla morte di Depretis, fu nominato presidente del Consiglio Francesco Crispi, che attuò una politica caratterizzata da aperture liberaldemocratiche finalizzate alla modernizzazione del paese e da provvedimenti autoritari per garantire la stabilità sociale: se da una parte furono ampliate le autonomie locali, dall'altra aumentarono i poteri dei prefetti. Nel 1887 fu varato il nuovo codice penale che aboli la pena di morte e, al tempo stesso, fu emanata la legge di pubblica sicurezza